Archivio per la Categoria “Guide / Rece”
Raccolta di articoli che comprendono guide, recensioni di un prodotto.

Ieri l'altro ho formattato dopo aver installato un SSD sul mio Dell, e con molto dispiacere noto che il software Dell QuickSet mi da errore durante la fase di installazione. "Questo sistema non è supportato" o "This is not a supported system". Sfortunatamente questo software gestisce molte funzionalità utili, come il tasto espulsione per i CD, i tasti multimediali e le scorciatoie da tastiera. A nulla sono valsi i tentativi di installare versioni alternative.
Alla fine mi sono armato di ORCA e ho modificato il file quickset64.msi. L'installazione va a buon termine, tuttavia non mi ritrovo con il solito QuickSet. Il tasto eject funziona. Non funzionano ancora le scorciatoie FN+F1 ( hibernate ) e FN+F3 ( stato batteria ).
Per l'installazione dovete scaricare il file del Dell QuickSet e tramite WinRAR o 7-ZIP estrarre dall'exe ( si tratta di un semplice archivio ) il file quick64.msi. Ora scaricate questo file .rar ed estraete il contenuto nella cartella in cui è presente il file "quickset64.msi". Dovreste veder comparire un file quickset-check-bypass.mst. Questo semplice file serve per dire all'installer di bypassare il controllo del sistema e quindi vi permetterà di installare il programma.
Ora aprite un terminale ( Win + R -> cmd ) e andate nella cartella. Qui scrivete:
msiexec /i quickset64.msi TRANSFORMS=quickset-check-bypass.mst
L'installazione dovrebbe iniziare e terminare senza errori.
Non funzionerà tutto, però sempre meglio di niente. =(
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Questo telecomando è il vero corrispettivo dell'Unico Anello quando si parla di controllare dispositivi elettronici. Si tratta di uno dei prodotti di punta della casa svizzera. Le info complete e il prezzo sono disponibili a questo indirizzo. Come potete vedere il telecomando, seppur universale, costa la bellezza di 149€. Questo ovviamente è dovuto alla presenza di numerose features che ridicolizzerebbe un classico telecomando Melliconi.
Basti pensare che il database di tutte le possibili configurazioni non risiede sul telecomando ma sui server Logitech, questo ci da la possibilità di trovare praticamente qualsiasi dispositivo senza nessun problema. E nel raro caso in cui la configurazione non fosse presente è possibile "far imparare" al nostro Harmony i codici IR per comunicare con l'apparecchio utilizzando il telecomando originale.
Io lo ho preso sul sito della Logitech qualche giorno prima delle feste natalizie, grazie ad uno sconto di quasi 60€. Ho avuto un bel po' di tempo per provarlo e ora vi voglio raccontare le mie impressioni.
Nel globale le mie impressioni sono tutte positive soprattutto per il fatto che il dispositivo è aggiornabile. E questo fa si che l'Harmony One appena scartato non sia già vecchio. E penso che ai giorni nostri questa sia una delle caratteristiche più importanti da ricercare in un prodotto.
Oltre a questo c'è da lodare anche l'ottima qualità costruttiva e l'ergonomia in generale. Non si tratta infatti di un semplice pezzo di plastica. L'Harmony One è modellato appositamente per incollarsi alla nostra mano, e la superficie gommata sul retro aiuta di certo. Il telecomando alla prima occhiata sembra veramente un gigante ma l'ottimo design fa si che possa essere usato nella sua completezza con un'unica mano. Anche la basetta di ricarica è nel complesso ottima. La scanalatura in cui va riposto il telecomando non ha giochi e il contatto con i piedini per la ricarica è sempre stabile.
Il display per il suo uso ha una risoluzione più che adatta. Questo serve sostanzialmente per visualizzare le attività, i dispositivi controllabili e infine i pulsanti specifici per ogni telecomando che non sono presenti fisicamente sull'Harmony. La sensibilità con cui il touchscreen reagisce è regolabile dal telecomando stesso nel piccolo menù messo a disposizione dell'utente.
Nella sua totalità il telecomando è diviso in cinque zone distinte. Nella prima troviamo lo schermo e i 4 tasti soft touch, due laterale e due situati appena sotto lo schermo. Poi troviamo i tasti per il controllo delle attività e per la guida online seguiti dai tasti menù e pulsanti per consultare l'EPG.
Nella terza zone troviamo la croce direzionale con al centro il tasto OK. Ai lati di questa troviamo il controllo del volume e i tasti channel up e channel down. Sotto il comodissimo mute e back.
La quarta zone è totalmente dedicata ai tasti di playback. Qui troviamo il tasto play, stop, pause, rec, forward e rev.
Infine nell'ultima zona troviamo il classico tastierino numerico.
Tutti i tasti del telecomando sono sagomati in modo che anche non guardando direttamente il telecomando sia possibile riconoscere il tasto sul quale il dito sta poggiando.
Nella parte inferiore è alloggiala la batteria agli ioni di litio da 850mah. Questa penso sia l'unica pecca del telecomando. La presenza dello schermo tattile a colori e della retroilluminazione fa si che l'Harmony rimanga a secco in un tempo relativamente breve. Fino ad ora non sono mai incappato in questo problema, dato che al termine del suo utilizzo il telecomando viene riposto nella sua basetta. Lo dico solo per dovere di cronaca. =)
Ora però passiamo alla parte più importante, ossia la configurazione. Questo telecomando infatti senza un'opportuna configurazione non è niente di più che un soprammobile da 150€. 
La configurazione avviene interamente via internet, tramite la Harmony Suite oppure via browser previa installazione del plugin Harmony. Quindi ricapitolando, senza connessione si fa ben poco.
Il procedimento di configurazione è per lo più un classico wizard super dettagliato che ci inoltra tra le caratteristiche e funzionalità del telecomando. Nella prima fase infatti dovremmo inserire il nome e il modello dei nostri apparecchi i cui codici IR verranno scaricati dal database Logitech. In seguito ci verrà chiesto come questi interagiranno fra loro. La logitech chiama "Attività" il controllo di più apparecchi. L'esempio classico è l'accensione del TV, ricevitore A/V e lettore bluray. Il telecomando quindi imposterà il TV all'ingresso opportuno, i comandi del volume controlleranno il ricevitore audio/video e i controlli multimediali controlleranno il lettore bluray.
Su questo fronte il software permette un'ampia scelta e quindi l'utente dovrà solamente costruire il suo "lego", configurando l'interazione dei dispositivi nella maniera più opportuna. Ammetto che in certi casi la cosa può risultare un po' più complessa del previsto e richiedere un po' di tempo. Infatti la configurazione completa, a seconda della vostra configurazione, potrà richiedervi da pochi minuti a poco più di un oretta. Tempo comunque bene speso, dato che vi togliere di mezzo un bel po' di telecomandi.
Una piccola scocciatura che ho notato, è la difficoltà nel passare da un'attività ad un'altra. La colpa in questo caso non è da attribuire al telecomando ma bensì alla stragrande maggioranza degli elettrodomestici in circolazione. Questi infatti non hanno un pulsante per accenderli e uno per spegnerli, ma hanno semplicemente un Power Toogle. Questo fa si che passando da un'attività ad un'altra gli apparecchi in comune tra queste attività debbano essere prima spenti e poi riaccesi.
Nel suo complesso il telecomando universale Logitech Harmony One si difende veramente bene. Ed è un must-have per tutte quelle persone che posseggono un home theatre con molti apparecchi. 150€ sono un piccolo prezzo da pagare per avere ordine e semplicità nel proprio cinema domestico. Il prezzo sembra esagerato anche se c'è da dire che chi potrebbe avere l'esigenza di questo dispositivo ha nel proprio impianto numerose apparecchiato, probabilmente molto costose, 150€ quindi a mio avviso non è un prezzo folle.

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Con dispiacere ho appena constatato che WordPress non permette di manipolare i commenti in maniera completa. Infatti non è possibile spostare in modo semplice e veloce un commendo di un utente da un post ad un altro. Può succedere che qualche utente poco curante scriva un commento ad un post su un post che non centra proprio una mazza con il commento scritto ( provate a ripeterlo 10 volte velocemente ).
Come tutto esiste una soluzione, che però ci costringe a sporcarci le mani. Dovremmo infatti mettere mani al database MySQL di WordPress per cambiare l'id a cui il commento fa riferimento e sostituirlo con l'id del post su cui vogliamo farlo comparire. Niente di impossibile!
Per prima cosa dobbiamo loggarci in phpmyadmin e identificare il database di WordPress.
La prima mossa è trovare l'ID del post sul quale vogliamo spostare il post. Apriamo quindi la tabella wp_posts e tramite il nome troviamo il post. Potete avvalervi della funzione ricerca e delle clausole LIKE per facilitarvi il compito. Una volta trovato il post editatelo e dovreste trovarvi di fronte ad una cosa del genere:

Annotatevi il valore dell'ID del post. Questo dovrà essere inserito in seguito nel record riguardante il commento.
A questo punto aprite la tabella wp_comments e trovate il commento che volete spostare. Editatelo, e avrete una cosa di questo tipo:

Vi basterà sostituire il valore del campo comment_post_ID con quello annotato precedentemente. Salvate la modifica fatto e avrete spostato il commento.
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Dopo le guide su come installare pyLoad su QNAP voglio concentrarmi su come utilizzarlo in Windows. D'altronde non tutti hanno a disposizione un NAS o un router adatto su cui far girare questo programma.
INSTALLAZIONE
L'installazione è relativamente semplice. Dopo aver prelevato il pacchetto da questo indirizzo basta estrarlo in una cartella. Non è necessario alcuna installazione.
Una volta scompattato l'archivio basterà eseguire il file Setup.exe e premere il pulsante "User Management". Si avvierà un prompt dei comandi in cui sono disponibili alcune opzioni. Noi dobbiamo scegliere la prima, digitando 1. Questo ci permetterà di creare un utente per poter interagire con il programma. Come nome utente diamo il nome "admin" e come password quello che volete ( per ragioni di sicurezza la password non verrà visualizzata sul prompt ). Ora digitiamo 4 per uscire.
Terminata questa fase possiamo avviare il programma eseguendo il file pyLoadCore.exe. Si aprirà anche in questo caso un prompt, che non deve essere chiuso. La chiusura comporterà lo spegnimento del programma. Nel caso comparisse un warning dal firewall di Windows bisogna necessariamente consentire il processo.

L'interazione non viene fatta dal prompt ma dal browser. Apriamo quindi un qualsiasi browser, che sia Chorme, IE, ecc.. e andiamo all'indirizzo: "localhost:8001". Ci comparirà la form di login di pyLoad. Qui dobbiamo inserire nome utente e password che abbiamo precedentemente creato.

UTILIZZO
L'utilizzo di pyLoad è abbastanza intuitivo. Prima dell'utilizzo io consiglierei di dare un'occhiata al menù di configurazione, suddiviso in tre categorie: generale, plugin, account. Il primo consente di impostare il numero di download massimi, di connessioni, la lingua e molto altro riguardante la configurazione del programma. In plugin troviamo tutti i plugin installati in pyLoad, ad esempio unrar, realdebrid.com e altri. Nell'ultimo menù potremmo impostare i nostri account premium. Tutto qui.
Per aggiungere un download vi basterà premere sul link "Aggiungi" in alto a sinistra e riempire i vari campi. E' presente un'utilissima funzione filtra URL nel caso gli URL inserirti non siano canonici, ma contengano ad esempio spazi o stringe non opportune. Quando un pacchetto viene messo in coda il download inizierà istantaneamente, mentre la libreria memorizza gli URL per un uso futuro.

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Ho avuto il "dispiacere" di avere per le mani questo slate PC per due giorni, e come prevedibile le mie impressioni sono per la maggio parte negative. Iniziamo con il dire cos'è il Fujitsu STYLISTIC Q550 e a qualche pubblico si rivolge. Il Q550 si inserisce nella fascia degli Slate PC, ossia tablet equipaggiati con Windows 7 e si rivolge ai professionisti che non possono fare a meno di un sistema completo quale Windows.
Il prodotto equipaggia veramente tanti sensori e dispositivi che non si trovano quasi mai in comuni portatili. Troviamo infatti lettore di smartcard, di impronte digitali, l'accelerometro, il gps e modem HSPA integrato. Il pannello touch invece si basa su un prodotto n-trig in grado di riconoscere fino a 4 tocchi simultanei. Oltre ai tocchi in bundle è presente una comoda penna attiva, molto utile nel caso si vogliano prendere ad esempio appunti con OneNote. Il dispositivo monta 2GB di DDR2 e un SSD nei tagli da 64GB o 128GB. Il reparto grafico invece è delegato alla scheda Intel Graphics Media Accelerator (GMA) 600. La parte dolente non è tuttavia questa. A causa di questa IDIOZIA dal punto di vista progettuale chiunque acquisti uno slate PC come il Q550 ha praticamente buttato via i suoi soldi. La CPU che dovrebbe gestire tutto è targata Intel Atom Z670 ( e già qui quelli che se ne intendono hanno praticamente capito tutto ). Io, come si nota dai miei vecchi post, ODIO INTENSAMENTE questa famiglia di processori. Avranno sì un bassissimo TDP ma hanno tempi di risposta che vanno dall'ordine dei secoli al non quantificabile. Ma il bello è che la presenza del SSD è praticamente inutile, dato il super-mega-ultra-collo di bottiglia che si viene a creare a causa della lentezza del processore. L'indice di prestazioni di Windows 7 valuta la CPU con due miseri punti e le performance del SSD con un 5.9, comune a qualunque disco SATA di discreta qualità. I tempi di reazioni sono troppo elevati, direi addirittura snervanti. La mia filosofia in merito è molto semplice ed è la seguente: "Non sono io che devo stare al passo del PC, ma il contrario". Se questo semplice paradigma viene meno per me il computer è inutile. Un tablet dovrebbe velocizzare le operazioni mentre si è ad esempio distanti dalla postazione di lavoro principale o in mobilità, questo semplicemente non accade con il Q550. Anche mantenendo il sistema sempre in ibernazione e limitando quindi il tempo d'avvio necessario a Windows, la CPU non riesce a star dietro alle più semplici richieste, come aprire due o più schede in Chrome.
Teniamo conto che i prodotti Slate PC non sono tantissimi, e questi di riducono a una manciata se introduciamo la presenza del modem integrato. Un must in un dispositivo tablet dal costo di quasi 1000€. Altri possibili concorrenti potrebbero essere HP Slate 2 o il Dell Latitude ST, entrambi equipaggiati con la stessa CPU. Ora io non chiedo che un tablet debba essere equipaggiato con un i7, ma a fine 2011 vedere un prodotto che lagga nel mostrare i menù contestuali di Windows mi sembra un po' una presa in giro. Soprattutto se quel prodotto ci chiede un esborso di quasi 1000€. Con quella cifra alternative decisamente migliori esistono. Forse non sotto forma di tablet, ma esistono. Io credo che personalmente quella del tablet sia una moda passeggera. Come quella dei netbook che ormai si è smorzata.
Tirando le somme voglio concludere con un piccolo riepilogo dei PRO e dei CONTRO:
PRO:
- ottima presenza di periferiche aggiuntive
- autonomia della batteria buona
CONTRO:
- CPU assolutamente non adatta a questi usi
- numerosi lag nell'utilizzo di windows e applicativi
- SSD che non porta grandi vantaggi
- non è presente uno slot per l'inserimento della penna
- speaker praticamente inesistenti
- rilevamento delle gestures scarso
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Con lo scadere del mio account premium fileserve ho voluto guardarmi un attimo attorno prima di effettuare il rinnovo. E consigliato da un amico ho provato a fare la registrazione a Real-Debrid. Per chi non lo sapesse tutti i servizi di debrid offrono praticamente con un unico abbonamento molteplici account premium. Ovviamente non è oro tutto quel che luccica. Real-Debrid è di fatto un servizio intermedio che si appone fra i singoli host e l'utente finale. Questo servizio di debrid in particolare offre più di un'ottantina di host, tra cui i più famosi. Alcuni di questi però sono limitati, in quanto si ha a disposizione pochi GB al giorno di banda. Aumentabili pagando un piccolo supplemento. Sinceramente non mi sono mai trovato nella situazione di aver esaurito il traffico in questi host, dato che non sono neanche tra i più famosi. La cosa che invece più mi scoccia al momento è che Fileserve non funziona, secondo Real-Debrid l'host è in manutenzione. Ad ogni modo comunque il risparmio è evidente. Prima di tutto c'è il fattore "paghi uno prendi 80 e rotti". Ed in secondo luogo la tariffa mensile di Real-Debrid è più conveniente rispetto alle tariffe degle host effettivi.
Io lo sto usando da un 6 giorni e il servizio effettivamente funziona, l'unico problema in cui sono incappato è la scarsa efficienza del plugin per JDownloader. Infatti ogni tanto il plugin non funziona e "JD" scarica direttamente dall'host con la scocciatura dell'inserimento del CAPTCHA.
Innanzitutto per usare Real-Debrid su JD dovrete per forza di cosa usare la versione nightly del programma. La potete trovare qui con le relative guide alla configurazione. Vi consiglio di leggerle.
Se invece avete già JD, vi basta entrare nella cartelle dove si trova il programma e avviare la versione BETA, sotto il nome "JDownloaderBETA.exe". Forzate gli aggiornamenti automatici e dovreste ritrovarvi con una nightly version.
Dopo aver impostato l'account di Real-Debrid io vi consiglio di portare le connessione massime al valore 2 e i download massimi a 3. Io con queste impostazioni mi ritrovo un download stabile, senza disconnessioni e scocciature varie.
Ogni tanto a causa del plugin mi tocca ripristinare-riprendere il download che si interrompe per cause misteriose =)
Il servizio è ottimo, l'unico difetto che ho riscontrato sta proprio in JD, un programma che però ritengo troppo utile per essere sostituito.
Per registrarsi al servizio potete premere qui sotto, in questo caso grazie al programma di affiliazione riceverò dei punti fedeltà, oppure sul sito.

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Per la serie cose inutile ma "tamarre" ecco come accendere il computer via wake on lan ( WOL ) con Android. Dico inutile perchè non ha molto senso accendere un computer via LAN se si è nella stessa stanza o nella stessa casa in cui si trova il computer. D'altro canto diventerebbe una cosa utile se il computer da accendere non si trovasse nelle vicinanze. La procedura non è in se difficile. Come prima cosa bisogna essere sicuri che il computer sia collegato alla rete via cavo ethernet e non via wifi ( infatti si chiama wake on lan non wake on wifi ). In seguito bisogna assicurarsi che l'opzione wake on lan sia presente nel BIOS e porti la voce "Enabled". L'opzione in questione può variare di nome in base al BIOS installato. Nel mio caso ad esempio "PME event wake". Se avete dubbi potete sempre consultare il manuale tecnico della vostra motherboard.
Ora da esegui date il comando "ncpa.cpl" per poter visualizzare le schede di rete presenti nel PC. Selezionate la scheda di rete che effettuerà il WOL e andate su "Proprità". Nella finestra che vi comparirà premete sul tasto "Configura" ed andate nella tab "Risparmio energia". Qui dovete essere sicuri che siano presenti due spunte alle prime due voci.
Ora potete segnarvi il MAC address della vostra scheda di rete, per fare questo potete semplicemente selezionare la scheda di rete andare in Stato e "Dettagli". Il valore da annotarsi è quello alla voce "Indirizzo fisico".
Impugnate il vostro terminale Android e dal market installate Fing ( esistono svariate apps che fanno lo stesso lavoro, io ho provato questa perchè comprende altri tool di rete ). A questo punto assicuratevi di essere collegati alla vostra rete wifi casalinga e avviate Fing. Tappate sull'ingranaggio che si trova in alto a destra dell'interfaccia e scegliete dal menù la voce "Wake on LAN". Qui inserite il MAC Address nel formato ( xx:xx:xx:xx:xx:xx ) e date Send per memorizzare il profilo.
A questo punto è arrivato il momento di effettuare un test. Spegnete il PC e inviate la richiesta di wake da Fing. Il computer dovrebbe accendersi all'instante.
Se ci sono problemi io proverei da dare un'occhiata al pannello di configurazione del router, magari di default queste richieste vengono bloccate per ragioni di sicurezza.
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Recentemente Google ha proposto di implementare il protocollo https sul suo portale di ricerca. Già tutt'ora questo è possibile, infatti il portale https://www.google.com è già utilizzabile.
Vediamo come integrare questo servizio in Google Chrome.
Aprite Chrome ed entrane nelle opzioni, nel menù impostazioni di base premiamo il pulsante "Gestisci motore di ricerca". Nella nuova finestra che ci comparirà andiamo all'ultima text box è inseriamo come nome Google SSL ( ad esempio ), gssl come parola chiave e come stringa immettiamo:
https://encrypted.google.com/search?q=%s
Ora siamo pronti ad usare Google Search su una pagina sicura.
Ma realmente a cosa serve tutto questo? In primis abbiamo sicuramente una maggiore sicurezza, in quanto non è più possibile che qualcuno "origli" sulle nostre ricerche. Abbiamo però un grosso svantaggio per tutti quei siti e blog che fanno un uso intelligente delle parole chiave ricercate, in quanto questo non sarà più possibile. I software di analisi del traffico come Google Analytis o piwik non potranno più ricevere le keywords inserite dall'utente, e questo non permetterà più ai webmaster e alla redazione di creare contenuti specifici.
Ad ogni modo il passaggio su rete https sarà un grande salto in avanti, e spero focalizzi l'attenzione sul lato sicurezza al grande pubblico.
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Di norma bisognerebbe attivare la funzionalità AHCI ancor prima di installare il sistema operativo, tuttavia io sono stato così idiota da lasciare il controller SATA come IDE. Cambiare di punto in bianco questa impostazione provocherà inevitabilmente una schermata blu della morte ( BSOD ) all'avvio di Windows. Ed ovviamente è da pazzi formattare e reinstallare Windows solo per impostare il controller su AHCI. Vi propongo quindi questo metodo semplice e funzionale che ho provato personalmente.
Aprite il registro di sistema ( Win + R -> "Regedit" -> Invio ), andate al path "HKEY_LOCAL_MACHINE\System\CurrentControlSet\Services\msahci" e modificate il valore della chiave "Start" da 3 a 0. A questo punto vi basterà chiudere il registro di sistema e riavviare. Al riavvio successivo dovrete assolutamente entrare nel BIOS e impostare il controller SATA da IDE ad AHCI. All'avvio di Windows non si ripresenterà più la BSOD, i driver msahci verranno installi ( è necessario un secondo riavvio ) e voi potrete vivere felici e contenti.
Per saperne di più sui vantaggi dell'AHCI rispetto all'IDE potete dare un'occhiata a quest'ottimo articolo.
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Muovere VM è praticamente essenziale in un'architettura vSphere, e devo dire che VMware lo fa anche piuttosto bene. Durante lo spostamento, che sia esso sa un diverso datastore che su un altro host, non si verifica nessun tipo di downtime. Vediamo cosa fare.
Collegatevi con vSphere client al server vCentral Server e dalla finestra VMs and Templates selezionate la macchina virtuale da spostare.

Premendo con tasto destro del mouse vi comparirà il classico menù contestuale, tra le varie voci troverete "Migrate". Vi comparirà un wizard che vi proporrà diversi step. Potrete spostare la VM su un datastore diverso, un altro host o entrambe le cose.

Nel caso abbiate scelto di cambiare host dovrete selezionarlo tra quelli presenti nel vostro datacenter.

Ora vi basterà selezionare il datastore nel quale volete spostare la VM e dare next.

Nell'ultimo step vi verrà mostrato un breve riepilogo e al next successivo vMigrate sposterà la macchina virtuale, anche se quest'ultima è in uso.

La procedura di per se è semplicissima, ma il meccanismo su cui si basa è uno fra i più importanti di vSphere. Nel caso di server failure questo procedimento può essere innescato automaticamente per evitare spiacevoli downtime e disagi da parte degli utenti connessi al cloud.
Se avete tempo e un buon computer da usare come cavia vi consiglio di fare qualche test con questa infrastruttura. VMware mette a disposizione tutti gli strumenti in versione trial per 60 giorni, più che sufficienti per capire e destreggiarsi con vSphere.
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